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BIG BANG

Claustrofobico ed egocentrico. Una corrente di pensiero non alternata/alternativa perché non condivisibile. Un autoerotismo mediatico testuale che si nutre di pixel e silenzio. Qui non si crea confronto. Si vomitano testi.

Location: Me la suono e me la canto
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Latest Activity: Nov. 17, 2008

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S.V. Comment by S.V. on November 17, 2008 at 12:45pm
Io ho visto con i miei occhi i lavori di questa grande donna, Simona Pocorobba. Intendo dire che li ho tenuti tra le mani!
Sfido tutti i grandi professori qui presenti ad eguagliare il suo tratto.
Il suo tratto è semplicemente ineguagliabile, è il suo autoritratto, è lei stessa. Incisivo quando ci vuole, graffiante talvolta. E poi ancora calmo e riposante, ritmico e musicale malgrado il semplice strumento utilizzato: la sua biro.
A quest'artista non serve altro che la sua biro per esprimersi meravigliosamente. La sua biro come arma a volte...
La sua Arte è grido di dolore, ma anche esplosione di energia.

I miei occhi hanno visto, conosciuto quel tratto. Invidiatemi pure, ne avete facoltà. Sono stati catturati da quella grande mano, fortemente e sensibilmente donna.

A volte le persone si scelgono gli amici che valgono meno di loro per far emergere la loro piccola personalità.

Ringrazio Dio d'avermi fatto incontrare quest'angelo, questa grande donna.
S.V. Comment by S.V. on November 17, 2008 at 11:30am
Simona!
You are my Big Bang! :-D
S.V. Comment by S.V. on October 18, 2008 at 2:52pm
"Feto"

Irrequieta
sei
e cattiva
distruttiva
stanca
eppure...
Graffi un foglio
scarabocchi
lo sporchi
lo strapperesti
a cancellare
ogni traccia
dell'irrequietezza
che non produce
Gambe
che trascini
materassi
che non
riposano
le membra
stanche
ma tese
inquiete
incubi
e non dormi
occhi
aperti
mani
tremanti
perché
incazzate
distruttive
tu
questo foglio
che vorresti
strappare
con una
biro affilata
Tu
non sai
scrivere
dipingere
toccare
amare!
Tu
e
il
tuo
dolore
lancinante
che
trapassa
l'umore
acqueo
dei tuoi
occhi
rossi
di sangue.
Tomba
di te
stessa
violata
da
un'altra
te
che ama
morire
e di
morire
mai
si
stanca
e
di rinascere
dalle
ceneri
di te
che muto
feto
dal viso
impassibile
segnato
da linee
sottili
di acqua
di
mare
di
acqua e sale
tu
sei tu
feto
impassibile
non piangi
non
sei
nata

Tu
muori.


S.V. 18 Ottobre 2008
S.V. Comment by S.V. on October 18, 2008 at 2:42pm
"Iceberg"

"Scrivi
dietro",
dice,
"per il critico".
Io?
Ahah!
Scrivere io
per il critico?

C'è
nulla
da
scrivere,
c'è
nulla
da
dire...
Solo
mare.
"Solo"... eheh...

Conosce
il critico
il significato
di "mare"?
E' vita
e morte;
è perdimento
e purificazione;
è attesa
di un
temporale
mai così
atteso
desiderato
"Arriva?"
e non arriva...
... mai...
Sembra mai,
ma poi
arriva
e bagna e infradicia...
Scende poi
il gelo
e tu
bagnata
fradicia
torni
bianco iceberg.


S.V. 18 Ottobre 2008
S.V. Comment by S.V. on October 18, 2008 at 2:31pm
"Si svuota e pesa"

Vaso vuotato
di luci e colori
risucchiati
nel tuo buco nero.

Quantiannihai?
Quantiannihai?
Quantiannihai?

Un dolore
parole
un senso
che non trovi
vedi
nel ricordo
un cuore
un fiore
l'onda
e poi l'assenza
della Luna
la sua presenza
parole
un senso
che non hanno
che non cerchi...
... più.

Una notte
tempesta lontana
un'attesa
troppo lunga

Statua
di ghiaccio.

Tu.
S.V. Comment by S.V. on October 18, 2008 at 2:18pm
Li vomito qui?
S.V. Comment by S.V. on October 16, 2008 at 4:02pm
"In ascensore fino al cielo "

Come dicono i pompieri,
non prendete mai camere oltre
il quinto piano
negli hotel di New York:
ci sono scale che vanno piú su
ma nessuno ci salirebbe.
Come dice il "New York Times",
l'ascensore cerca sempre da sé
il piano in fiamme
e si apre automaticamente
e non si chiude piú.
Sono questi gli avvisi
che dovete dimenticare
se volete uscire da voi stessi
fino a catapultarvi in cielo.

Sono andata spesso oltre
il quinto piano
salendo a manovella,
ma solo una volta
andai fino in cima.
Sessantesimo piano:
cigni e pianticelle piegàti
verso la propria tomba.
Duecentesimo piano:
montagne con la pazienza di un gatto,
il silenzio in scarpe da tennis.
Cinquecentesimo piano:
messaggi e lettere millenari,
uccelli da bere,
una cucina di nuvole.
Seicentesimo piano:
le stelle,
scheletri in fiamme
con le braccia che cantano.
E una chiave,
una chiave enorme,
che apre qualcosa
(qualche utile uscio)
da qualche parte,
lassú.


(Anne Sexton)
S.V. Comment by S.V. on October 16, 2008 at 3:53pm
tratta da: Waking in Winter

Assaporo la latta del cielo - vera latta
l’alba invernale è del colore del metallo
gli alberi intirizziti al loro posto come nervi esauriti.

Ho sognato per tutta la notte distruzione e annientamenti
una catena di montaggio di gole tagliate, e tu ed io
arrancavamo nella Chevrolet grigia , bevendo il verde
veleno dei prati tranquilli, le piccole lapidi rivestite.
Silenziosi, sulle ruote di gomma, andando verso il mare.

Come risuonavano i balconi! Come il sole accendeva
i teschi, le ossa sparse in piena vista!
Spazio! Spazio! Le lenzuola finirono del tutto.
Le gambe delle brande, assunsero forme terribili, e le infermiere
ogni infermiera rabberciò una ferita con la propria anima
e scomparve.
Gli ospiti fatali non erano stati soddisfatti
dalle camere, né sorrisi, né dei bei ficus,
né il mare, tacitando il loro nudo sentimento come la Vecchia
Madre Morfina.


(Sylvia Plath)
S.V. Comment by S.V. on October 16, 2008 at 3:10pm
Oggi me ne servirebbe tanto... ho conati a ripetizione!
S.V. Comment by S.V. on October 16, 2008 at 1:30pm
C'è posto per il mio vomito qui? :-D
 

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